Giuseppe Iannozzi

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LA MORTE AMA SCHERZARE - racconto di Iannozzi Giuseppe

LA MORTE AMA SCHERZARE - racconto di Iannozzi Giuseppe

Grondante di sudore, Giorgio si nettò la fronte con il dorso della mano. Aveva cercato riparo sotto le fronde degli alberi, ma continuava a sudare profusamente. Bestemmiò un paio di volte, sicuro che nessuno lo avrebbe ripreso, e in effetti pareva non ci fosse anima viva lungo il viale alberato. Per tutta la vita aveva fatto il becchino, adesso aveva settanta anni suonati, e non aveva nessuno al mondo; non si era sposato, né aveva intrattenuto chissà quali relazioni sociali con il mondo dei vivi, per cui sulla sua agendina non c’era il numero di un solo amico da disturbare nel cuore della notte. Giorgio aveva visto migliaia di persone finire dentro una tomba, ricchi e poveri, giovani e vecchi, malati e sfigati, e nessuno gli si era mai presentato davanti in qualità di fantasma. Il caldo che accusava era a dir poco opprimente. Maledì quel febbraio così caldo, e si sbottonò il colletto della camicia che gli serrava la gola peggio di un cappio.
Una donna bionda intorno ai cinquanta, ancora piuttosto avvenente, gli passò accanto, gettandogli addosso un’occhiata distratta, poi proseguì per la sua strada senza voltarsi. Giorgio si voltò per osservarla di schiena, gli sembrò infatti di conoscerla, o meglio di averla conosciuta in un tempo oramai molto lontano.

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