Simona Evangelista

3 anni fa · 1 min. di lettura · ~10 ·

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Le conseguenze del disastro organizzativo e il panico dei cittadini

Le conseguenze del disastro organizzativo e il panico dei cittadini

Un paese registrato con milioni di morti a causa del Covid, è l'unico dato ad oggi dispensato . È malauguratamente è purtroppo un tema reale che affligge l'intero mondo, e non si può negare di vedere questa evidenza. Ma tante altre questioni sono state messe da parte e abbandonate, come se non fossero più questioni pertinenti all'andamento dell'organizzazione del paese, e ciò che è sempre più evidente ed emerso da questa terribile piaga d'Egitto, non è altro che ciò che era rimasto latente e non risolto. Purtroppo questo è un dato di fronte al quale oggi più che mai non possiamo far altro che considerare ulteriormente il declino sia economico che sociale. Vogliamo continuare a tenere gli occhi chiusi di fronte all'emergenza di ristabilire un mondo nel quale ogni essere vivente ha dovere e diritto di vivere la propria esistenza, organizzarsi autonomamente e nello steso tempo sinergicamente con il proprio ambiente e la società in cui vive? Vogliamo continuare a tacere forse di fronte alla effettiva necessità di acquisire la propria dignità assumendosi il pieno potere delle proprie abilità nelle proprie mani e smettere di subire ordini e forzature in un paese dove giace il tacito consenso e devi adeguare le tue esigenze al minimo pur di poter sembrare in vita? Avete già piazzato i “vostri” nei settori che avete deciso? Avete già occupato quei posti per qualcuno che non era più forse “adatto” a ciò che vi serviva? Bene, allora almeno abbiate il buon senso di offrire altre alternative, altre possibilità, altro. Abbiate il buon senso di aprire possibilità e opportunità, di estendere i vostri margini, di allargare gli orizzonti, di concedere prove dignitose e coerenti. Offrire scelta invece che “ultimi posti disponibili”. La vita dura un volo. Ma non è un volo da prendere all'ultimo secondo. Molti nemmeno quello potrebbero pagarsi. È lo chiederei ai poveri malcapitati che hanno passato più di un mese a dormire fuori su un cartone davanti alla stazione dei treni. Non è una scelta vivere da barbone. Un barbone non sceglie. È lì perché è arreso a se stesso. Ha perso le sue speranze. È lì che aspetta di morire, e forse non trova ne il coraggio di farla finita, né quello di tirarsi su e cercare qualcuno che lo aiuti ad uscire da quel stato di coma irreversibile.

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